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Una dedica.
Questo lavoro è dedicato a mio padre Calisto, agente di
commercio per più di trent'anni. Vendeva vino.
Più alto di me di ben dieci centimetri, ricorderò sempre
l'impressione ed al tempo stesso la tenerezza che mi fece vederlo com'era indeciso ed esitante,
quel giorno che lo accompagnai in un Tribunale, io ancora non laureato, perché
per la prima volta dopo tanti anni era stato costretto a rivolgersi alla
magistratura per tutelare i propri diritti nei confronti di una azienda. Quasi fosse un "imputato".
Ebbi il tempo di laurearmi e di abilitarmi prima che la causa
venisse decisa in primo grado.
Lui me l'aveva detto dall'inizio che ci sarebbero voluti anni,
io non volevo crederci, forte della mia bella e teorica istruzione
universitaria.
Purtroppo l'Avvocato al quale ci si era rivolti (e presso il
quale ahimè ho svolto il praticantato) non si dimostrò un mostro di bravura,
così la causa venne praticamente (ed incredibilmente) patteggiata lungo un corridoio del Tribunale tra me ed il
Giudice (il Giudice camminava ed io gli dovevo
andare dietro ...) il quale mi propose un "prendere o lasciare" ed
emise un'insolita sentenza equitativa sull'accordo delle parti. Inappellabile.
Venne riconosciuta solo una percentuale delle provvigioni.
Sulla parola di un teste. Falso.
Mio padre non aveva bisogno di quei soldi. Tuttavia gli
spettavano davvero.
Oggi il suo debitore, persona nota in tutta Italia per i suoi
splendidi trascorsi calcistici, ma soprattutto per le sue apparizioni al
Processo del Lunedì, come lui non c'è più.
Non ci sono più nemmeno molte delle sue aziende. Non penso
certo che si sia arricchito con i soldi non versati a mio padre. Ma se si prova a
moltiplicare per dieci, per cento ..., fate voi.
Spero, pur essendo perfettamente convinto del contrario, che
vicende simili non capitino ad altri agenti.
Così questo sito è dedicato anche a loro.
Ed a tutte quelle aziende per le quali mio padre ha venduto
vino per trent'anni senza nemmeno lontanamente pensare di doversi un
giorno rivolgere ad un Tribunale.
Nella consapevolezza che la correttezza era un principio
sacrosanto anche per loro.
Roberto Conti
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